25 Agosto 2026

INDENNITÀ DI TRASFERIMENTO: IL SAM CHIEDE REGOLE UNIFORMI PER TUTTE LE FORZE ARMATE

Ricognizione delle posizioni degli ultimi cinque anni e tavolo tecnico entro 60 giorni. Il caso dei recenti corsi Sergenti è solo un esempio di come l’evoluzione giurisprudenziale stia già incidendo sui criteri applicativi

Il Sindacato Autonomo dei Militari (SAM) ha interessato il Ministro della Difesa e il Capo di Stato Maggiore della Difesa sulla questione dell’indennità di trasferimento prevista dall’art. 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86, con particolare riferimento alle assegnazioni conseguenti al superamento di concorsi e corsi interni riservati al personale militare già in servizio.

La questione riguarda le Forze Armate nel loro complesso e non una singola categoria o uno specifico corso. L’obiettivo non è ottenere un riconoscimento indiscriminato dell’indennità, ma verificare che situazioni sostanzialmente analoghe siano valutate secondo criteri giuridici uniformi, alla luce dell’evoluzione della giurisprudenza amministrativa.

Il principio: conta la natura effettiva della movimentazione

Il nodo centrale riguarda la distinzione tra una vera e propria prima assegnazione, conseguente all’instaurazione di un nuovo rapporto, e la movimentazione di personale già in servizio che accede a un nuovo ruolo o grado attraverso una procedura interna riservata.

Su questo punto la giurisprudenza si è sviluppata nel corso degli anni, valorizzando, in diverse pronunce, la continuità del rapporto di servizio e la necessità di verificare la natura concreta della procedura.

Particolare rilievo assumono le più recenti sentenze del Consiglio di Stato, Sezione II, nn. 2046 e 2048 del 12 marzo 2026, che si inseriscono in un quadro giurisprudenziale già articolato e rafforzano la necessità di distinguere le procedure interne riservate dalle fattispecie nelle quali si determina una nuova immissione in servizio.

Il gradimento della sede non basta a trasformare il movimento in trasferimento a domanda

Altro elemento centrale riguarda l’eventuale preferenza espressa dal personale sulla sede.

Partecipare volontariamente a un concorso interno significa scegliere di concorrere per un diverso ruolo o grado; non significa automaticamente chiedere di essere trasferiti in una determinata sede.

Allo stesso modo, indicare una preferenza tra sedi individuate dall’Amministrazione è cosa diversa dal presentare autonomamente una domanda di trasferimento per soddisfare un proprio interesse personale.

Occorre quindi verificare la causa concreta della movimentazione: chi individua le sedi, quali esigenze devono essere soddisfatte, quale margine decisionale conserva l’Amministrazione e quale interesse determina effettivamente il movimento.

Il caso dei corsi Sergenti: un esempio concreto

Quanto sta avvenendo con i recenti corsi per l’immissione nel ruolo Sergenti dell’Esercito rappresenta, in questo senso, un esempio concreto, ma non l’oggetto esclusivo dell’iniziativa.

Negli ultimi corsi, anche alla luce dell’evoluzione del quadro giurisprudenziale, l’Amministrazione sta riconoscendo l’indennità al personale che ne possiede i requisiti indipendentemente dal fatto che la sede assegnata sia stata o meno indicata tra quelle di preferenza.

Questo esempio pone però una domanda che riguarda potenzialmente tutte le Forze Armate: come sono state trattate negli anni precedenti situazioni analoghe derivanti da altri concorsi o corsi interni riservati?

È esattamente questo che il SAM chiede di verificare.

Una ricognizione degli ultimi cinque anni

La richiesta è quindi quella di effettuare una ricognizione complessiva delle posizioni maturate nell’ultimo quinquennio, non limitata ai Sergenti dell’Esercito, ma estesa alle fattispecie analoghe eventualmente presenti nelle diverse Forze Armate.

Dovranno essere verificati la natura della procedura, la continuità del rapporto di servizio, le modalità di determinazione della sede e gli ulteriori requisiti previsti dalla legge n. 86/2001.

Laddove, applicando criteri uniformi, emergano posizioni nelle quali sussistono i presupposti normativi per il riconoscimento dell’indennità, il SAM ritiene che debba essere possibile procedere al riesame e alla liquidazione delle spettanze, senza costringere ogni singolo militare ad avviare un contenzioso.

Evitare un contenzioso seriale

È una questione anche di buon andamento ed economicità dell’azione amministrativa.

Non sarebbe ragionevole lasciare che il riconoscimento di situazioni sostanzialmente identiche dipenda esclusivamente dalla scelta del singolo di rivolgersi o meno al giudice.

Per questo il SAM chiede indicazioni applicative uniformi per tutte le Forze Armate, una ricognizione delle posizioni dell’ultimo quinquennio, il riesame dei casi pregressi e il riconoscimento delle spettanze agli aventi diritto.

È stata inoltre richiesta la convocazione, entro 60 giorni, di un tavolo tecnico con le APCSM rappresentative, per analizzare le diverse casistiche e arrivare a criteri amministrativi comuni.

Il principio è semplice: non chiediamo di estendere automaticamente l’indennità a tutti. Chiediamo che tutti siano valutati con le stesse regole e che, quando ricorrono i presupposti, il diritto venga riconosciuto senza rendere necessario un contenzioso seriale.

Il caso dei corsi Sergenti dimostra semplicemente che un’applicazione diversa e più aderente all’evoluzione giurisprudenziale è già possibile. Ora occorre verificare se gli stessi principi debbano trovare applicazione anche nelle altre fattispecie e, soprattutto, nelle posizioni maturate negli ultimi cinque anni.

📄 Clicca qui Leggi la nota ufficiale del SAM sulla Legge 86/2001 (PDF

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