La firma del CCNL Sanità 2025-2027 rappresenta un passaggio importante non solo per il personale del Servizio sanitario nazionale, ma per l’intera Pubblica Amministrazione. Dopo i rinnovi unanimi delle Funzioni Centrali, delle Enti Locali, dell’Istruzione e Ricerca e della maggioranza comparto Difesa e Sicurezza, anche la Sanità ha concluso il proprio percorso negoziale, confermando una scelta che sta assumendo un valore strategico: restituire continuità alla contrattazione collettiva.
È proprio questo l’aspetto che merita di essere sottolineato. Per troppo tempo il vero problema dei dipendenti pubblici non è stato tanto l’entità degli aumenti, quanto la distanza temporale tra un rinnovo e l’altro. Quando un contratto arriva dopo molti anni, l’inflazione ha già eroso il potere d’acquisto delle retribuzioni e nessun incremento, per quanto significativo, è in grado di recuperare integralmente quanto perso. Una contrattazione regolare, invece, consente di adeguare progressivamente gli stipendi, limitando gli effetti dell’aumento del costo della vita e creando le condizioni per una tutela più efficace del reddito nel tempo.
È con questa chiave di lettura che dovrebbe essere valutato anche il rinnovo della Sanità.
Il confronto corretto: non una cifra, ma due modelli contrattuali
Eppure, nei giorni successivi alla firma, il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente su una cifra: i cosiddetti 240 euro di aumento. Quel dato è stato rilanciato sui social come termine di paragone con il rinnovo del comparto Difesa e Sicurezza, quasi fosse l’aumento riconosciuto indistintamente a tutto il personale sanitario.
La stessa documentazione illustrativa diffusa dalle organizzazioni sindacali firmatarie della Sanita ovvero analizzando il contratto dimostra invece una realtà diversa.
Il rinnovo della Sanità non riconosce un incremento identico per tutti i lavoratori, ma differenzia aumenti e arretrati in funzione del profilo professionale e delle specifiche indennità previste.
Dal 1° gennaio 2027, ad esempio:
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gli infermieri percepiranno circa 130 euro di incremento tabellare, ai quali si aggiungono indennità di circa 90uro derivanti dall’incremento dell’indennità di specificità professionale e accessorie;
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i Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico (TSLB) beneficeranno di circa 130 euro di tabellare e circa 50 euro di incremento dell’indennità;
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gli Operatori Socio Sanitari (OSS) riceveranno circa 112 euro di tabellare oltre a circa 40 euro di incremento dell’indennità;
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il personale amministrativo percepirà invece un incremento tabellare di circa 120 euro, senza beneficiare dell’indennità di specificità prevista per le professioni sanitarie.
Anche gli arretrati risultano differenti tra i vari profili.
Secondo i dati illustrativi diffusi gli arretrati lordi al 31 dicembre 2026 stimati al netto dell’IVC già percepita risultano indicativamente pari a:
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Infermieri: circa 2.186 euro;
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TSLB: circa 1.904 euro;
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OSS: circa 1.623 euro;
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Personale amministrativo: circa 983 euro.
È quindi evidente che il contratto della Sanità non distribuisce le risorse in maniera uniforme, ma concentra una parte significativa degli incrementi economici sulle professioni sanitarie attraverso specifiche indennità.
Si tratta di una scelta assolutamente legittima.
Il punto, però, è un altro.
Se si vuole effettuare un confronto serio con il rinnovo del comparto Difesa e Sicurezza, non è corretto prendere come riferimento esclusivamente la figura professionale che beneficia dell’incremento più elevato. Sarebbe come valutare un intero contratto prendendo soltanto il dato economicamente più favorevole e ignorando tutte le altre categorie.
C’è però un ulteriore elemento che merita una riflessione.
Negli ultimi giorni alcuni rappresentanti sindacali del comparto Difesa e Sicurezza hanno indicato proprio il rinnovo della Sanità come l’esempio del “contratto che si sarebbe dovuto firmare”, arrivando a utilizzarlo per giustificare la scelta di non sottoscrivere il rinnovo delle Forze Armate.
È una posizione che, alla luce dei dati ufficiali, appare difficilmente sostenibile.
Se il contratto della Sanità viene considerato meritevole di sottoscrizione, allora occorre avere l’onestà intellettuale di riconoscere che anche quel rinnovo nasce dalla stessa impostazione che ha caratterizzato gli altri comparti della Pubblica Amministrazione: continuità contrattuale, incremento delle risorse compatibile con il quadro di finanza pubblica e distribuzione delle stesse secondo le peculiarità del settore interessato.
Sostenere che il contratto della Sanità sia “da firmare” e quello del comparto Difesa e Sicurezza no significa, in sostanza, applicare due pesi e due misure. Non cambiano le regole della contrattazione, non cambiano i vincoli economici e non cambia il principio che ha guidato tutti i rinnovi della Pubblica Amministrazione. Cambia soltanto il comparto preso come riferimento.
Ed è proprio qui che emerge la contraddizione.
Nel settore sanitario si considera corretta la scelta di concentrare una parte delle risorse su alcune figure professionali attraverso specifiche indennità; nel comparto Difesa e Sicurezza si è scelto invece di distribuire gli incrementi in maniera molto più omogenea lungo tutta la struttura ordinamentale.
Due modelli diversi, entrambi legittimi, ma che non possono essere giudicati utilizzando criteri differenti a seconda della conclusione che si vuole sostenere.
La realtà è che il rinnovo della Sanità non smentisce affatto la scelta compiuta nel comparto Difesa e Sicurezza. Al contrario, la rafforza. Conferma che la quasi totalità della Pubblica Amministrazione ha imboccato la strada della continuità contrattuale e della responsabilità negoziale.
Continuare a sostenere il contrario significa ignorare un dato ormai evidente: i contratti si possono criticare, migliorare e discutere, ma non si può assumere come modello virtuoso un accordo costruito sugli stessi principi che, pochi giorni prima, erano stati utilizzati per contestarne un altro.
La differenza tra i due rinnovi emerge con ancora maggiore chiarezza quando si osserva la struttura complessiva degli incrementi economici.
Se ci si limita a confrontare il valore massimo riconosciuto a una singola figura professionale della Sanità con l’aumento medio del personale militare, il risultato è inevitabilmente fuorviante. Un confronto corretto richiede invece di analizzare l’intera distribuzione delle risorse all’interno dei due comparti.
È proprio questo che evidenziano i dati.
CCNL Sanità 2025-2027 e Comparto Difesa e Sicurezza 2025-2027 a confronto
| Parametro DOCX | CCNL Sanità 2025-2027 DOCX | Comparto Difesa e Sicurezza 2025-2027 DOCX |
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Incremento complessivo delle risorse
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≈ 5,4%
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≈ 5,9%
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Incrementi mensili lordi a regime (fisse + accessorie)
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Infermieri 130 € + 90 € • TSLB 130 € + 50 € • OSS 112 € + 40 € • Amministrativi 120 € |
Da 150,78 € (Graduato) a 201,48 € (Capitano), comprensivi di parametro stipendiale e Importo Aggiuntivo Pensionabile (I.A.P.) + da aggiungere 90€ medi annui FESI
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Arretrati lordi teorici al netto della IVC (al 31/12/2026)
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Infermieri ≈ 2.186 € • TSLB ≈ 1.904 € • OSS ≈ 1.623 € • Amministrativi ≈ 983 € |
Da 1.514,38 € (Graduato) a 2.120,76 € (Capitano)
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Criterio di distribuzione
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Maggiore valorizzazione economica delle professioni sanitarie mediante l’incremento delle indennità di specificità |
Distribuzione sostanzialmente omogenea degli incrementi tra tutti i gradi e i ruoli |
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Continuità contrattuale
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✔ |
✔ |
Una riflessione che i numeri impongono
È proprio alla luce di questi dati che emerge una riflessione inevitabile.
Fa piacere constatare che alcuni sostenitori del “no” al rinnovo del comparto Difesa e Sicurezza abbiano individuato nel contratto della Sanità un modello positivo e un esempio di accordo che, a loro giudizio, avrebbe meritato la sottoscrizione.
È un’affermazione che, letta alla luce dei numeri ufficiali, finisce però per confermare una circostanza significativa.
I due rinnovi contrattuali sono, nella loro impostazione complessiva, sostanzialmente paritetici.
Entrambi si inseriscono nella stessa stagione della continuità contrattuale, entrambi sono stati definiti all’interno del medesimo quadro di finanza pubblica e presentano un incremento complessivo delle risorse molto simile (circa il 5,4% per la Sanità e circa il 5,9% per il comparto Difesa e Sicurezza).
La differenza non riguarda la filosofia della contrattazione, ma esclusivamente il modo in cui le risorse sono state distribuite.
Nel comparto Sanità il legislatore e le parti contrattuali hanno scelto di concentrare una quota rilevante degli incrementi su alcune professioni attraverso il rafforzamento delle indennità di specificità. Nel comparto Difesa e Sicurezza, invece, la scelta è stata quella di distribuire gli aumenti in maniera più omogenea lungo tutta la struttura ordinamentale, garantendo una progressione equilibrata tra i diversi gradi e ruoli.
Per questo motivo appare difficile sostenere, da un lato, che il contratto della Sanità rappresenti un modello virtuoso e, dall’altro, affermare che il rinnovo del comparto Difesa e Sicurezza dovesse essere respinto.
Le differenze esistono, ma riguardano la tecnica di ripartizione delle risorse, non l’impostazione generale del rinnovo.
Se il modello della Sanità viene oggi assunto come esempio positivo, allora lo stesso criterio di valutazione porta inevitabilmente a riconoscere che anche il rinnovo del comparto Difesa e Sicurezza si colloca nella medesima logica: continuità contrattuale, responsabilità negoziale e miglioramento progressivo delle condizioni economiche del personale.
Se poi qualcuno dovrebbe essere arrabbiato dovremmo parlare delle figure sanitarie in uniforme, ma questo è un altro discorso per il quale si stanno facendo altre battaglie.
In definitiva, più che smentire la scelta compiuta nel comparto Difesa e Sicurezza, il rinnovo della Sanità finisce per confermarne l’impostazione. È la dimostrazione che, pur con strumenti e modalità differenti, la quasi totalità della Pubblica Amministrazione ha intrapreso un percorso comune, fondato sulla regolarità dei rinnovi contrattuali e sulla tutela progressiva del potere d’acquisto dei lavoratori.
La tabella evidenzia quindi un dato difficilmente contestabile.
Nel comparto Sanità gli incrementi economici non sono uniformi: cambiano sensibilmente in funzione del profilo professionale e delle indennità riconosciute. È proprio questo il motivo per cui si passa da circa 983 euro di arretrati lordi stimati al netto dell’IVC per il personale amministrativo a circa 2.186 euro per gli infermieri.
Nel comparto Difesa e Sicurezza, invece, la distribuzione segue una logica diversa. Gli incrementi sono ripartiti in modo molto più uniforme lungo tutta la struttura ordinamentale, garantendo una progressione economica coerente tra i diversi gradi e assicurando benefici diffusi all’intero personale.
Questa differenza non rappresenta un limite di uno dei due rinnovi, ma la conseguenza delle differenti esigenze organizzative dei comparti.
Il contratto della Sanità punta a valorizzare alcune professioni considerate strategiche attraverso specifiche indennità.
Il rinnovo del comparto Difesa e Sicurezza, invece, sceglie di distribuire gli incrementi economici sull’intera struttura del personale, preservando l’equilibrio tra i ruoli e garantendo una crescita più uniforme delle retribuzioni.
È proprio questa la differenza che rende improprio confrontare il valore massimo riconosciuto a una singola figura professionale della Sanità con l’aumento medio del personale militare.
Il confronto corretto è quello tra l’intera architettura dei due rinnovi.
Ed è qui che emerge un ulteriore elemento spesso trascurato.
Il rinnovo del comparto Difesa e Sicurezza non si limita agli incrementi stipendiali. L’accordo contiene anche il rafforzamento del Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali (FESI), con ulteriori risorse già stanziate nell’accessorio e una norma di salvaguardia per il suo futuro finanziamento, oltre agli impegni formalizzati sulla verifica dell’inflazione nel 2027, all’avvio del tavolo sulla previdenza dedicata, al rafforzamento della specificità e alla previsione di una revisione della legge n. 46/2022.
Sono risultati che non si esauriscono nella busta paga del mese successivo, ma incidono sul futuro del personale e sul percorso di crescita dell’intero comparto.
È questa la differenza tra una lettura limitata ai numeri di una singola voce retributiva e una valutazione complessiva di un contratto collettivo.
Un rinnovo non si giudica scegliendo il valore economicamente più elevato riportato in una tabella.
Si giudica analizzando le risorse complessive, il modo in cui vengono distribuite, gli istituti economici introdotti, le tutele riconosciute e la capacità di creare le condizioni per i successivi rinnovi.
Ed è proprio questo il filo conduttore che accomuna il CCNL Sanità e il rinnovo del comparto Difesa e Sicurezza.
Entrambi si inseriscono nella stessa stagione di continuità contrattuale, superando definitivamente la logica dei rinnovi tardivi che, in passato, hanno prodotto una pesante perdita del potere d’acquisto per i dipendenti pubblici.
Naturalmente nessun contratto è perfetto e ogni organizzazione sindacale ha il diritto di ritenere che si potesse ottenere di più.
Ciò che appare meno convincente è sostenere che il contratto della Sanità rappresenti il modello da seguire e, allo stesso tempo, contestare il rinnovo del comparto Difesa e Sicurezza quando entrambi si fondano sugli stessi principi: continuità contrattuale, responsabilità negoziale e utilizzo delle risorse rese disponibili dalla finanza pubblica.
La credibilità di un’organizzazione sindacale non si misura dalla capacità di dire sempre “no”, ma dalla capacità di trasformare le rivendicazioni in risultati concreti, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte al tavolo negoziale.
Alla fine saranno, come sempre, i lavoratori militari a giudicare.
Lo faranno leggendo i contratti, verificando gli aumenti realmente percepiti, valutando le nuove tutele introdotte e osservando la capacità delle organizzazioni sindacali di continuare a produrre risultati nel tempo.
È questo che distingue un’analisi tecnica dalla propaganda. È questo il livello di serietà che chi rappresenta migliaia di lavoratori dovrebbe sempre garantire. La scelta sta alla bontà ma sopratutto all’intelligenza di ognuno.










