di Antonino Duca
Segretario Generale SAM
Da qualche ora circolano sui social e su diversi canali informativi le notizie più disparate e allarmistiche riguardanti il Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali, meglio conosciuto come FESI.
È necessario fare chiarezza.
Quando si affrontano temi tecnici e normativi che incidono direttamente sulle aspettative economiche del personale militare, occorre avere senso di responsabilità. Alimentare dubbi, diffondere informazioni parziali o addirittura false significa creare tensioni inutili e minare la coesione interna delle Forze Armate.
Chi sfrutta la scarsa conoscenza del quadro normativo per fomentare malcontento tra i colleghi non rende un servizio al personale. Al contrario, contribuisce a generare confusione e sfiducia.
## Cos’è il FESI
Per chi non lo sapesse, il FESI nasce dal D.P.R. 11 settembre 2007, n. 171, recante il recepimento del provvedimento di concertazione per il personale non dirigente delle Forze Armate e, in particolare, dall’articolo 5 rubricato **”Fondo per l’efficienza dei servizi istituzionali”**.
Nel corso degli anni la disciplina è stata modificata e aggiornata, sia per quanto riguarda alcuni meccanismi di funzionamento del fondo sia per gli attori chiamati a confrontarsi con l’Amministrazione. Oggi, infatti, il ruolo precedentemente svolto dalla Rappresentanza Militare è esercitato dalle APCSM.
Ciò che non è cambiato è la finalità del fondo: valorizzare l’efficienza e l’impegno del personale attraverso risorse dedicate.
## FAKE NEWS: “Esiste una norma che impone il pagamento del FESI entro una determinata data”
…. FALSO.
Non esiste alcuna disposizione normativa che stabilisca un mese preciso entro il quale il FESI debba essere corrisposto.
Nel corso degli anni si è semplicemente consolidata una prassi amministrativa che ha visto i pagamenti concentrarsi generalmente tra i mesi di giugno e agosto.
Pertanto, le polemiche sul “chi paga prima” o “chi paga dopo” risultano spesso sterili e prive di reale fondamento normativo.
## La questione delle tranche
Anche il tema delle cosiddette “tranche” viene spesso affrontato in maniera distorta.
Il FESI è alimentato da molteplici fonti di finanziamento, alcune strutturali e altre legate a specifici provvedimenti normativi.
Per l’anno 2025, secondo la relazione tecnica, le somme complessivamente disponibili ammontano a:
* **193.844.383,02 euro lordo Stato**
* **146.077.152,02 euro lordo dipendente**
* **35.350.671,00 euro** per contributi previdenziali e assistenziali a carico dello Stato
* **12.416.560,00 euro** per IRAP
Non entrerò nel dettaglio di tutte le voci che alimentano il fondo, ma appare opportuno evidenziare che le criticità emerse sembrerebbero riguardare una specifica quota derivante dall’articolo 1, comma 122, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207, negoziata ai sensi dell’articolo 5, comma 4, del D.P.R. 24 marzo 2025, n. 52.
Si tratta di:
* **16.670.000 euro lordo Stato**
* **12.562.170 euro lordo dipendente**
* **3.040.045 euro** per contributi previdenziali e assistenziali
* **1.067.785 euro** per IRAP
Al momento, tuttavia, è doveroso sottolineare che non esiste ancora alcuna comunicazione ufficiale definitiva che confermi tale scenario.
## Cosa insegna l’esperienza degli anni passati
Qui entra in gioco quello che definirei il principio del “buon padre di famiglia”.
Negli anni precedenti, quando una parte delle risorse non era immediatamente disponibile, l’Amministrazione ha comunque proceduto all’erogazione della quota principale del fondo, rinviando il pagamento delle somme residue a un momento successivo.
È per questo motivo che in passato ci siamo trovati più volte a percepire il FESI in due tranche, talvolta persino con il saldo nell’anno successivo. Atteso che come ben è ovvio capire pagare tutto dopo è una follia.
L’obiettivo è sempre stato quello di garantire ai colleghi il pagamento della parte più consistente delle somme nei tempi ordinariamente previsti, rinviando esclusivamente le quote ancora non disponibili.
## Denunciare sì, disinformare no
È assolutamente legittimo segnalare criticità e pretendere risposte. È il compito delle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale Militare. Ma è altrettanto doveroso evitare di trascinare i colleghi in inutili allarmismi o, peggio ancora, in ricostruzioni che ovviamente allo stato dell’arte risultano prive di fondamento. Ciò a meno che non si voglia aiutare ad alimentarle.
Quando si parla di retribuzioni accessorie e aspettative economiche del personale, le parole hanno un peso e le responsabilità ancora di più.
## Il tema delle risorse strutturali
Un’altra questione riguarda la diminuzione registrata negli ultimi anni su alcune componenti del fondo. Anche in questo caso è necessario evitare semplificazioni. I canali di finanziamento del FESI sono molteplici e non tutti hanno carattere strutturale. Poc’anzi vi h risparmiati due pagine e più di relazione tecnica.
Proprio per questo motivo, nelle sedi di contrattazione, stiamo lavorando affinché la componente strutturale delle risorse diventi sempre più consistente e garantisca maggiore stabilità nel tempo.
Le polemiche su chi percepisca di più o di meno, su chi lavori maggiormente rispetto ad altri o su categorie contrapposte tra loro, meritano certamente una riflessione approfondita, ma non è questa la sede. Anche perché bisogna capire qual’è la via che si vuole prendere se vogliamo che il FESI arrivi allo scopo di un 14°.
## Cosa sappiamo oggi
In attesa delle necessarie ufficialità, le informazioni che stanno emergendo sembrerebbero indicare che il CUSI stia lavorando per consentire l’erogazione di circa il 90% delle somme spettanti nel mese di luglio, riservandosi successivamente di corrispondere la quota residua non appena saranno definitivamente disponibili le relative risorse.
Ribadisco: si tratta di informazioni che attendono ancora conferme ufficiali.
## Conclusioni
Come SAM abbiamo già rappresentato all’Amministrazione il malcontento del personale e continueremo a farlo con determinazione. Tuttavia, riteniamo che il nostro primo dovere sia quello di informare correttamente i colleghi, distinguendo i fatti dalle supposizioni e le criticità reali dalla propaganda.
La tutela del personale passa anche dalla qualità dell’informazione. Perché alimentare false aspettative o diffondere notizie prive di fondamento serve soltanto a mantenere in vita quegli angoli del web che prosperano sulla polemica permanente.
I militari meritano rispetto, trasparenza e verità.
Sempre.











