Dal primo gennaio 2026 è in vigore la Legge di Bilancio approvata dal Parlamento. Il testo è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Supplemento Ordinario 42, n. 301 del 30 dicembre 2025. Ma non c’è da festeggiare, anzi: nella calza della Befana, ad oggi, pochi dolci e tanto carbone.
La manovra, del valore di circa 22 miliardi di euro, è certamente influenzata da un approccio dettato dai conti pubblici. Il SAM, per suo conto, è consapevole che, per uscire dalle procedure di infrazione comunitaria, siano necessari dei sacrifici.
Tuttavia, riteniamo che si potesse fare qualcosa di più.
Facciamo fatica a condividere l’entusiasmo con il quale, tra comunicati di fine anno ed elogi politici, si accoglie l’approvazione del provvedimento, addirittura intascando vittorie come ad esempio su una battaglia nella quale alcune compagini non hanno fatto proprio nulla, ossia quella relativa al differimento e all’emanazione di un successivo DPCM riguardante l’innalzamento dell’età pensionabile per l’accesso alla pensione di vecchiaia per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza.
Dal testo originario vi sono sicuramente dei passi avanti in materia di “previdenza dedicata”. Viene dato un segnale d’attenzione ad incrementare il finanziamento del fondo istituito dalla Legge di Bilancio 2021, ma ciò non consente ancora la strutturazione di una norma per una previdenza specifica del comparto, demandando a prossimi provvedimenti la chiusura di una partita fondamentale che vede ad oggi i militari con un quadro previdenziale mortificante.
Nel testo troviamo misure a sostegno della famiglia, come l’innalzamento del limite per usufruire dei congedi parentali a 14 anni, l’aumento del congedo obbligatorio per i padri da 10 a 14 giorni e il raddoppio dei giorni annuali di assenza retribuita per malattia del figlio, che passa da 5 a 10 giorni per ciascun figlio di età compresa tra 4 e 14 anni. Ma non possiamo che ricordare, al fine di evitare la ripetizione delle difficoltà incontrate in passato con misure simili che hanno visto un lungo braccio di ferro tra Persomil e la Funzione Pubblica, che alcune di queste, a meno di applicazione tout court (auspicata dal SAM), richiedono estensioni normative per i militari, alcune probabilmente a livello contrattuale.
Insomma un tantino poco, altro che festeggiamenti!
Non comprendiamo come, nel cosiddetto “decreto anticipi” e nella stessa “legge di bilancio”, vi sia stata un’assoluta (o quasi) dimenticanza dell’Esercito, non solo riguardo ai trattamenti economici, ma anche per quanto concerne le risorse in termini di alloggi relative ai prossimi Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina.
Non comprendiamo, infine, perché il comparto sia stato escluso dal regime sostitutivo per il trattamento accessorio. La norma per i dipendenti pubblici garantisce fino a 800 euro per i redditi sotto i 50.000 euro. Peccato però per il personale che beneficia della cosiddetta defiscalizzazione di cui al riordino delle carriere non vedrà tale beneficio. Per quale motivo non garantire il trattamento più favorevole?
Ecco perché, agli annunci di gaudio, preferiamo lavorare sulle azioni necessarie che il SAM intraprenderà a tutela del personale militare dell’Esercito. Il SAM rivendica con forza le istanze rivolte al Governo in sede di confronto il 9 dicembre scorso. La specificità deve essere un valore aggiunto, non il contrario.









